MIGRATORY ECHOES

Sound Performance/Installation (2016)

Voices and Words: Luana Marini Bellisari, Andrea Bonfini, Alfredo Ciannameo, Valerio Cosi, Federica Fiore, Nicola Gomiero, Fabio Orsi, Majla Stasi, Francesca Tidoni, Filippo Tritto, Marta Zapparoli, Francesca, Giuseppe, Lucia, Miriam, Serena.

Presented at:
- ArtQ13 Rome (IT)




Which sounds come to your mind when you think about your "Heimat" - or rather your home, or place where your dearest ones are, where your roots are? Name me at least three sounds, in the language of your dreams.

Migratory Echoes is a work based on a simple question - in form of a brief interview - which Alessandra Eramo asked to Italian expats in Berlin about their "Heimat" - a German word, untranslatable into Italian or English, which means home, birthplace, or homeland, but from a personal perspective, alluding to nostalgia for the place of origin or of belonging. Recording the interviewees' voice, their breath, tone, accent, pauses, silences, the artist created a text-sound composition where the words in mother tongue - the language of their dreams - evoke real or imaginary sounds, from the present, the past or an indefined time. The sounds are revealed in their lightness, and break through to a new territory: a soundscape of enigmatic beauty. In the performance she interlaces her voice with the recorded voices, through singing, loudspeakers and a cardboard box, graphite pencils and sheets of paper. She draws, dismantles and shapes the original echoes and reverberations in the room and the "echoes" from the recorded voices of Italian expats. Slow gestures, minimal sounds evolve in a site-specific installation.



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Che suoni ti vengono in mente quando pensi alla tua "Heimat" - ovvero la tua casa, o luogo degli affetti, delle tue radici? Dimmi almeno tre suoni, nella lingua dei tuoi sogni.

Migratory Echoes è un'opera che si basa su una semplice domanda, in forma di breve intervista, che Alessandra Eramo ha posto agli italiani emigrati a Berlino intorno al tema della propria "Heimat" - termine tedesco intraducibile in italiano o in inglese, che vuol dire casa, o luogo natìo o patria, ma da una prospettiva personale, che allude alla nostalgia verso il luogo di provenienza o di appartenenza. Registrando la voce degli intervistati, il loro respiro, il tono, gli accenti, le pause, i silenzi, l'artista ha creato una composizione testo-suono in cui le parole in linguamadre - lingua dei propri sogni - evocano suoni reali o immaginari, del presente, del passato o di un tempo indefinito. Suoni che si rivelano nella loro leggerezza e aprono un varco su un nuovo territorio: un paesaggio sonoro di enigmatica bellezza. Nella performance interseca la sua voce alle voci registrate attraverso il canto, gli altoparlanti e uno scatolone di cartone, dei fogli di carta e grafite, segnando, scardinando e modellando gli echi e riverberi naturali dello spazio e gli "echi" delle voci registrate degli italiani all'estero. Gesti lenti, sonorità minimali che evolvono in una installazione site-specific.